09 apr 2013
aprile 9, 2013

Tortellini del nodo d’ amore

http://www.mondodelgusto.it/2012/02/28/martedi-con-chef-ricetta-tortellini-nodo-amore-burro-salvia/

Ingredienti per 4 persone:

Stracotto di manzo: 150 g
Maiale: 50 g
Polpa di vitello: 50 g
Fegatini di pollo: 25 g
1 uovo,
sfoglia di pasta (1/2 kg farina 00 e 5 uova intere + 1 tuorlo sale qb),
sale,
salvia,
noce moscata,
burro.

 

Preparazione:
Cuocete a fuoco lento nel burro le carni di manzo, di maiale e di vitello ed i fegatini separatamente con battuto di cipolla carote e sedano e mazzetto aromatico , irrorandole di vino bianco (Garganega o Custoza) macinare tutto, lasciar raffreddare e aggiungere un uovo sbattuto per mantecare ed un pizzico di noce moscata.
Stendete la sfoglia sottilissima, ottenuta impastando uova e farina, e tagliatela a quadretti di 3 cm di lato. Al centro di ognuno di questi sistemate un cucchiaino di ripieno; richiudeteli, dando loro la caratteristica forma del tortellino.
Lasciateli asciugare un poco e cuoceteli poi nel brodo bollente per un paio di minuti.
Serviteli caldissimo, e condite con burro fuso dorato insieme a foglie di salvia.

IL NOSTRO ABBINAMENTO:

 

LA LEGGENDA DEL NODO D’AMORE

Alla fine del ‘300, nel corso delle numerose guerre che segnarono l’Italia settentrionale, il signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti, detto il Conte di Virtù, raggiunge le sponde del Mincio e vi stabilisce una testa di ponte per lo sviluppo di un piano militare contro i suoi nemici.Nell’accampamento delle truppe viscontee, il buffone Gonnella intrattiene i soldati alla luce del falò, raccontando un’antica leggenda: questa vuole che le acque del Mincio siano popolate da ninfe bellissime, che talvolta escono dal fiume per danzare in prossimità delle rive, ma una vecchia maledizione le costringe ad assumere le sembianze di orride streghe.

Mentre tutto l’accampamento cade nel sonno, provenienti dal fiume appaiono le streghe che iniziano a danzare tra i soldati addormentati; soltanto Malco, il loro valoroso capitano, si ridesta e affronta le misteriose creature che, vedendosi scoperte, fuggono verso il Mincio. Una di queste viene raggiunta e, nel disperato tentativo di scappare, perde il mantello che l’avvolgeva, rivelandosi inaspettatamente una splendida ninfa. Nel breve corso della notte, tra i due nasce l’amore e l’alba li sorprende a promettersi eterna fedeltà. Silvia, la bella ninfa, deve ritornare nelle profondità del fiume prima del sorgere del sole e lascia a Malco, quale pegno del suo amore, un fazzoletto teneramente annodato.

Il giorno seguente giungono alla presenza del Conte di Virtù tre splendide ambascerie; durante il ricevimento alcune belle fanciulle eseguono una danza in onore degli ospiti. Il capitano Malco riconosce in una di esse Silvia, che l’amore ha spinto ad affrontare il mondo tumultuoso degli uomini. Gli sguardi innamorati tra Silvia e Malco destano però la gelosia di Isabella, nobile dama, cugina del Conte di Virtù, che da tempo aspira all’amore del capitano. Spinta dalla gelosia, Isabella denuncia al Conte come strega la bella ninfa.

Viene subito interrotta la festa e dato l’ordine di arrestare Silvia: Malco impetuosamente si frappone tra la fanciulla amata e le guardie, consentendole così di fuggire verso il fiume, poi si arrende e consegna la spada al Conte adirato. Al calare della sera, Isabella si presenta a Malco che langue in una cella: tormentata dai sensi di colpa per il suo gesto, invoca il perdono e la comprensione del prigioniero. Mentre i due si parlano, riappare Silvia, riemersa ancora una volta dal fiume per salvare l’amato, costringendo Isabella a ritirarsi sconfitta.

Silvia propone a Malco l’unica via di scampo: non sulla terra, dove ormai non ci può essere felicità per i due amanti, ma nelle acque del fiume dove vivono le ninfe. Malco accetta senza esitazione e si dirige con Silvia verso il fiume. Il Conte di Virtù allertato dalle guardie  si lancia all’inseguimento, ma viene momentaneamente fermato da Isabella la quale, pentita, chiede rispetto e comprensione per un amore che non conosce limitazioni. Arrivato poco dopo che Silvia e Malco si sono tuffati nelle acque del fiume, il Conte di Virtù trova abbandonato sulla riva il fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti per ricordare il loro eterno amore.

Ancora oggi si racconta come le donne e le ragazze di quel tempo, nei giorni di festa, avessero voluto ricordare la storia dei due innamorati, tirando una pasta sottile come seta, tagliata e annodata come il fazzoletto d’oro, e arricchita di un delicato ripieno. Era nata la leggenda del tortellino di Valeggio.